LA STORIA DELLA CAMICIA: IL RINASCIMENTO - PARTE II

   

La camicia si trasforma, lasciando scoperte gambe e cosce, e acquisisce sempre più lo status di elemento di spicco nei codici estetici del tempo.
Gli scambi commerciali fanno incontrare diversi paesi d’Europa, svelando nuovi tessuti, e i più pregiati diventano stoffe per le camicie da donna e da uomo.


A Firenze, Milano e Napoli, le maniche del saio sono tagliate nella parte esterna dall’omero al polso lungo il gomito; mentre nella parte davanti i saioni mostrano i particolari – sempre più eleganti - della camicia che compare sotto. Ci sono poi dei sottili cordoncini che regolano lo scollo ricamato in seta nera o in filo dorato, e poi colli arricciati, galloni e fresature, nonché aperture sul petto.


La funzione estetica della camicia da uomo e di quella da donna si fa, quindi, sempre più rilevante, tanto che alcune città italiane, come Venezia, diventano famose per confezionarne modelli di pregiata bellezza.


Nella seconda metà del 1500, il colletto si arricchisce di piccole arricciature che assomigliato a dei volant: è un colletto rovesciato, orlato di pizzo, usato principalmente dai signori borghesi.
Questa parte della camicia si trasforma ulteriormente col passare dei decenni, culminando nel colletto a gorgiera: ampia e a cannoli rigidi, è una vera e propria esagerazione da gentiluomini.


Già nel Rinascimento, quindi, si è riconosciuto l’alto valore estetico della camicia, anche se la strada per arrivare a quella dei giorni nostri, che indossiamo tutti i giorni, è decisamente lunga.


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