Diario di viaggio: Xacus goes to Sahara desert

 

Il richiamo irresistibile dell’Africa, dei suoi colori caldi e lucenti della sabbia. Una volta che ci sei passato, non puoi fare a meno di rimanere ipnotizzato dalla sua atmosfera e dal suo paesaggio variabile, come le dune di sabbia, che colorano ogni cosa di una coltre dorata. La prima cosa che fai, sentendoti parte integrante di questo panorama, è trovare l’abbigliamento adeguato che rimanda immediatamente alle sue nuances: dal kaki, al marrone, alla ruggine, passando in rassegna tutti colori della terra, tra camicie in lino  e camicie per il safari in cotone con taschini, per sentirsi a proprio agio sulla jeep, con scarponcini, cappellino e occhiali da sole. Giorgia munita di camicie con taschini, pantaloni cargo e lunghe gonne fiorate e foulard, per coprirsi con una certa eleganza, come lei sa fare.

Atterraggio a Monastir, dove il driver ci viene a prendere per portarci in albergo a Takrouna: un paesino in cima a una collina con le tipiche case beduine dove le persone più anziane realizzano ceste e sacche per i muli con l’alfa, una pianta tenacissima molto utilizzata dalle comunità locali.
Ci fermiamo per pranzo e il driver ci suggerisce di metterci subito in viaggio se non vogliamo perdere la giornata. Attraversiamo una strada costeggiata da fichi d’india e piante di agave e qualche venditore di angurie per rigenerare gli avventori dal caldo afoso. Raggiungiamo finalmente Zaghouan, dove visitiamo il tempio dell’acqua. Da qui partiva un acquedotto che una volta riforniva la città di Cartagine.

 

 

Alla scoperta della cittadina dei mattoni gialli

 

Riprendiamo il nostro tour direzione Tozeur, chiamata anche la cittadina dai mattoni gialli. La strada è fiancheggiata da fichi d’india, dietro ai quali si apre la vista allo sconfinato deserto giallo, in cui riusciamo a scorgere qualche dromedario solitario, anche se sono più frequenti i cartelli di “pericolo attraversamento cammelli” sulla carreggiata! L'oasi di Tozeur visitabile al costo di 20 TD a testa, vanta una bella vegetazione di palme da dattero e alberi di fico, insieme a melograni e banani. Se sei fortunato riesci a vedere la volpe del deserto dalle grandi orecchie, che è considerata il più vorace mammifero predatore del Sahara.

 

 

 

Dall’Oasi di Sabria al set de “Il Gladiatore”

 

Dopo una notte tra le mura fresche del Dar Nejma, l’albergo scelto da Giorgia per il suo giardino interno ricoperto da piante lussureggianti, marmi bianchi a disegnare archi e colonne e una piscina al centro, ci vestiamo per andare verso l’oasi di Sabria: una vecchia fortezza un tempo abitata dalle tribù nomadi del Marasik. Io e Giorgia sembriamo usciti dal film “Il tè nel deserto”: io porto un pantalone di lino con pences, con una camicia di lino a righe e una pachmina in tinta, mentre Giorgia scende le scale con una blusa in lino rossa, pantaloni in lino larghi bianchi e un foulard sulla testa in tinta con la blusa attorcigliato sulla fronte come i beduini, mettendo in evidenza i suoi occhi neri profondi.
Mentre siamo sul fuoristrada nel deserto per strade sabbiose, gli autisti si divertono con le evoluzioni sulle dune. La sabbia bianco-dorata è finissima, sembra borotalco. Ci fermiamo in un accampamento per dormire, ma prima ci fanno mangiare il miglior cous cous di sempre.
Proseguiamo e scopriamo la cittadina di El Jem, dove visitiamo l’anfiteatro romano del III secolo (somiglia al Colosseo, un po’ più piccolo e meno segnato dal tempo) dove è stato girato il film “Il Gladiatore”. Camminiamo un’oretta tra i sotterranei, corridoi e gradinate. Dopo cena prendiamo un taxi fino al porto. Facciamo una passeggiata tra i negozi, i venditori ambulanti di gelsomini e ci fermiamo in un bar per sorseggiare birra, tè alla menta con pinoli e fumare il narghilè detto anche chicha.