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Storia della camicia da donna: dalle tuniche romane al bluse rinascimentali – Parte 1

   

Che cos’hanno in comune la camicia da uomo e quella donna? Le stesse radici. Che cos’hanno di diverso? La loro evoluzione. Per raccontare le origini della camicia da donna dobbiamo fare un salto indietro nel passato e tornare ai tempi dell’antica Roma, quando veniva inossata la Tunica Interior, una larga e lunga veste con maniche ampie, a forma di T e realizzata in lino o cotone naturale. Fino al Medioevo, è stata indossata sia da uomini sia da donne come indumento intimo, quindi da portare sotto i vestiti e non mettere in mostra.


 


Con l’avvento delle Crociate e le importazioni dei Persiani in Europa, la tunica da donna viene sostituita dal Camis e la camicia inizia così ad assumere la forma e la struttura comune che oggi conosciamo. Le lunghezze si accorciano, le maniche sono tagliate una per una e poi cucite al corpo dell’indumento, l'apertura al petto è più arrotondata e aperta. Ed è anche in questo punto della storia che la camicia donna comincia a differenziarsi per genere, distinguendosi in capo maschile e femminile.


 


L’evoluzione parte proprio dall’Italia, dalla culla del primo Rinascimento: la Toscana. In quel periodo, infatti, la camicia da donna inizia ad essere considerata un capo estetico, che va esaltato e indossato in vista. Inoltre, le camicie indossate dalle donne valevano di più rispetto a quelle maschili perché più preziose e ricercate. Il motivo? Erano confezionate direttamente in casa con pregiati tessuti di lino chiamati Pannilini (dal nome di una nobile e influente famiglia senese) e arricchite con ricami in fili d’oro, argento e seta. Nel 1400, la camicia comincia quindi ad avere una sua identità grazie a particolari che dettano la moda dell’epoca: viene messa in mostra solo in alcuni punti del vestito femminile come lo scollo, lungo il taglio verticale dello sparato dell’abito o attraverso le “finestrelle” delle maniche da cui fuoriesce a sboffo.


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