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Simone Brillarelli è il primo protagonista del progetto Xacus “The Art of Becoming”

   

Artista poliedrico, con una lunga lista di successi nel campo del design e dell’arte a 360 gradi, con contaminazioni continue tra animazione, musica e arte figurativa. Simone Brillarelli, classe 1982, è il primo protagonista del progetto Xacus “The Art of Becoming”. La sua poetica è contraddistinta da una creatività dinamica che mette insieme il linguaggio contemporaneo della pubblicità con quello profondo e concettuale della pittura, realizzando opere dalla potente personalità.  


Raccontaci dall’inizio com’è nata questa collaborazione con Xacus
Credo mi abbiano trovato grazie al lavoro che ho fatto per il Mercato Centrale nel 2021 che mi ha fatto vincere un oro agli ADCI awards e mi ha fatto diventare membro dell'Art Director's Club Italia.
Si tratta di 400 mila mq di spazio e una food hall: mi hanno dato da personalizzare tutta la struttura, allora ho creato per l’intera location opere progettate prima in maniera digitale e poi attaccate insieme ad altre dipinte. Un lavoro che ha avuto una discreta cassa di risonanza per molti altri progetti tra cui anche l’incontro con Xacus.


Come si sviluppa la narrativa del progetto Xacus?


Mi è stato assegnato il tema "italianità", che ho tradotto con l'idea di famiglia: una famiglia allargata composta da tutte le persone che lavorano in azienda e che contribuiscono alla qualità del prodotto.
L’artista ha realizzato una tela 2x2, un video di un minuto e un pattern che verrà utilizzato per la creazione di tessuti che diventeranno limited edition della collezione Xacus.

Che cosa ha significato per te questo lavoro? Cosa ti ha lasciato?


Mi è servito per entrare più in empatia con le persone della squadra ma anche con me stesso, sciogliendo anche un po’ quell’elemento timidezza che si nasconde dietro la soglia della tua comfort zone. Perché il fatto di aprire le porte di casa tua e del tuo studio ti dà la possibilità di scoprire te stesso mentre ti lasci scoprire e l’ho fatto seguendo semplicemente il mio istinto.


Questo richiede grande equilibrio e consapevolezza


Diciamo che al momento sono in equilibrio con questa via di mezzo tra il concentrarmi e ricaricarmi nei momenti che necessitano di stare da solo e quelli in cui è importante vivere il contatto con le persone, ma non sarebbe possibile tutti i giorni.


I fiori di Simone Brillarelli – fil rouge del progetto


I fiori di Simone Brillarelli rappresentano il frutto dei semi che lui stesso ha piantato nel corso degli anni e che adesso crescono più belli e rigogliosi che mai. In una interpretazione sempre diversa della realtà, ogni immagine è costruita sopra l'altra, lasciando pezzi della precedente per mostrare una nuova opera d'arte.Gioco con il concetto di cosa sia un originale e cosa una copia. Per Platone, tutto ciò che facciamo nel mondo reale è una copia dell'Iperuranius, dove vivono le idee originali”.


L’esperienza con Xacus ha alimentato la tua ispirazione in un settore come quello della moda?
Sicuramente è stata l’opportunità di realizzare qualcosa che mi frullava in testa da un po’, è stato super intrigante il pattern per la limited edition di camicie Xacus. Un pattern ispirato al lavoro che abbiamo realizzato insieme a casa, sugli elementi floreali che sono le mie macchie distintive. Un’esperienza che spero di poter sviluppare anche su foulard o altri accessori moda, sul custom made in generale.


Progetti futuri?


Sta per uscire un film con Stefania Sandrelli prodotto da Kpu e distribuito da Fandango con Silvia d’amico e Paolo Rossi, di cui ho curato la locandina e il titolo in animazione iniziale. Il regista è Corrado Ceron ed è stato presentato a Venezia nelle giornate dedicate ai giovani attori. Parla di un tema importante trattato con una delicatezza rara. Non posso dire di più.

Cosa pensi dell’arte nel metaverso?


Io sono a metà tra il fisico e il digitale e mi sono sempre ritrovato in una terra di mezzo, forse di nessuno. Questo nuovo periodo artistico che ha aperto le porte del metaverso nobilita l’arte digitale ed è un bene. Ho partecipato a gallerie online su Pixel Skull e ho una collezione mia su OpenSea. Penso sia super intrigante, soprattutto gli aspetti che riguardano lo smart contract che lega il pezzo in maniera imprescindibile all’utente e la possibilità di ottenere delle royalties anche se l’opera passa di mano in mano. È, inoltre, l’ennesima possibilità per potersi esprimere, e per un artista vedere il nuovo mezzo e provare a inserire la propria poetica all’interno di quel mezzo è una sfida molto interessante. Apre le porte della libertà di espressione a possibilità infinite. 


E il tuo lavoro nel settore musicale?


Ho avuto gruppi per cui ho curato la produzione, poi ho iniziato a suonare musica synth elettronica con uno che è diventato molto famoso fino a circa 24 anni: lui è Clap! Clap! Poi ho aperto una piccola etichetta discografica Fresh Yo Label che è specializzata in musica elettronica di matrice black.


Brillarelli dalle 1000 vite


È vero! Ma non mi sono mai costretto a far niente, ho sempre fatto quello che desideravo fare, fino in fondo. Ed è un messaggio che cerco di passare ai giovani, fai quello che ti piace, ma impegnati a farlo. 


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